- Non punire e basta: spesso la punizione (dare una nota, allontanare dalla classe, mandare in presidenza...) può far aumentare il risentimento e la rabbia senza trovare una soluzione costruttiva ed educativa al problema di fondo. Le soluzioni punitive infatti non risolvono quasi mai il problema, ma lo peggiorano nel lungo tempo
- Evita la lotta tra poteri, mantieni la calma: in una battaglia a chi alza di più la voce difficilmente ci sarà una risoluzione efficace. Anzi spesso si rivela solo uno spreco di energia. Anche se la frustrazione raggiunge livelli molto elevati ed è normale percepirla, è importate che l'adulto rimanga calmo e non agisca le emozioni disfunzionali. Soprattutto non far sentire l'alunno in imbarazzo davanti ai compagni; piuttosto trova un momento per parlare in privato con lui e mettiti in una posizione di problem solving
- Dai tempo: a volte alcuni studenti hanno solo bisogno di un po' più di tempo prima di iniziare a lavorare. Concedetegli quei pochi minuti (monitorati magari con un timer) dopodiché tornate a richiedere se se la sente di iniziare il lavoro
- Continua la lezione: solo perché il bambino non prende in mano una matita non significa che non stia imparando. Prova a coinvolgerlo in qualche modo o, se proprio non ne vuole sapere, accetta anche solo il fatto che voglia rimanere in classe
- Ignorare strategico: specialmente se l'alunno mette in atto comportamenti poco pericolosi (rompere una matita, strappare il foglio, fare versi alla maestra...) può essere utile ignorarli; spesso infatti questi atteggiamenti vengono agiti solo per attirare l'attenzione! Anche un piccolo intervento (basta un'occhiata!) può rinforzare il comportamento e aumentare la probabilità che si ripresenti
- Ricordati la relazione alunno - educatore: a volte è necessario mettere da parte il lavoro per un attimo e dedicare un po' di tempo a parlare con lo studente o magari fare qualche attività insieme per rinforzare il legame. Ricordiamoci che gli studenti sono persone e non robottini che devono finire tutti gli esercizi. Questi momenti ricordano agli alunni (specialmente ai più fragili) che possono fidarsi e possono comunicare con noi in modo più maturo
- Monitora il tuo atteggiamento: che tono stai usando per chiedergli di lavorare? Hai detto o fatto qualcosa che potrebbe averlo ferito? Non sempre la causa è sempre è solo legata all'alunno!
- Non dimenticare il senso di autoefficacia: alcuni alunni non vogliono lavorare perché non credono di potercela fare e pensano che il lavoro sia troppo difficile. Prendi in considerazione se l'alunno ha una difficoltà di apprendimento e prova a valutare se effettivamente l'alunno può affrontare il compito e strutturalo in modo che possa favorire il suo senso di efficacia
- Dai più possibilità: se l'alunno non vuole fare un compito specifico allora proponigli un secondo lavoro. "Preferisci fare A oppure B?" Lasciare la possibilità di scegliere spesso alleggerisce la tensione
- Monitora il comportamento: il rifiuto si presenta in specifiche situazioni (ad esempio lavoro in gruppo, lavoro di una specifica materia, con un particolare insegnante, ecc)? Quando non si presenta? Analizzare l'andamento del comportamento può aiutare a prevenire la comparsa
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